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Acquedolci e la canna da zucchero, storie di Sicilia

acquedolci
“D’oro, alla piantagione di canna da zucchero, fiorita, al naturale, terrazzata di verde; alla campagna di argento mareggiata di azzurro. Ornamenti esteriori da comune”

Recita così il Decreto del Presidente della Repubblica datato 15 dicembre 1981, con il quale si ufficializza ma soprattutto si lega in maniera indissolubile la canna da zucchero al comune di Acquedolci in quel di Messina. Probabilmente unico in Europa e forse oltreoceano a rappresentare l’amata saccharum officinarum, anche chiamata cannamedda, cannamiele o più semplicemente canna da zucchero nel proprio stemma civico e ovviamente anche nel gonfalone municipale del piccolo comune in provincia di Messina.

La Sicilia per svariati decenni fù invasa dalla canna da zucchero come abbiamo già letto nella ricostruzione storica citata nel progetto di Avola Rum. Tra le tante storie sicuramente di rilievo quella che ci porta al primo santo di colore della chiesa, San Benedetto il Moro (1524-1589), nato libero per concessione del padrone Vincenzo Monasseri che comprò i suoi genitori come schiavi dall’Africa molto probabilmente per il lavoro legato alle piantagioni di canna da zucchero. San Benedetto visse da eremita e in povertà tra Messina e Palermo. I suoi fedeli al giorno d’oggi arrivano sino a Pernambuco in Brasile, un paese dove la cannamele è tutto.

san benedetto il moro
molino per comprimere le canne da zucchero 800x600 1

In Sicilia il vero processo di espansione iniziò attorno al 1350 e si affermò negli anni 1370-1380. Verso il 1420-1430 la coltivazione della canna, localizzata fino a quel momento a Palermo e nei suoi immediati dintorni, si spostò verso le zone pianeggianti costiere ad ovest e ad est della città, avvicinandosi alle riserve boschive, nel tentativo di eludere la pesante imposizione fiscale (la gabella delle cannamele fino al 1452 era riscossa solo a Palermo). Nel periodo compreso fra il 1375 ed il 1440 la Sicilia fu il più importante centro di produzione di zucchero del Mediterraneo, come descrive il titolo del libro di Antonino Morreale Insula Dulcis, Isola Dolce. Lo storico Ugo Falcando scriveva: “Se tu volgi lo sguardo, ti si offrirà grande estensione di canne meravigliose, le quali sono chiamate dagli abitanti col nome di “canne di miele”, dalla dolcezza del succo che contengono”.

Se avevate ancora dei dubbi sull’importanza del viaggio incredibile che la nostra amata pianta “che produce miele senza l’ausilio delle api” come descrisse Nearco, generale di Alessandro Magno, la storia stessa ci conferma che la Sicilia fu un punto di passaggio fondamentale verso il suo richiamo finale al Nuovo Mondo. Lì si consacrò, aimè non con poche problematiche e senza mai dimenticare la grande piaga della schiavitù oltre alla quasi completa scomparsa delle popolazioni native, come recita un vecchio detto brasiliano “chi dice zucchero dice Brasile, chi dice Brasile dice Angola”.

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