Siamo da poco giunti alla fine del raccolto della canna da zucchero in Guadalupa per la campagna 2023, dove la coltivazione della canna sostiene migliaia di aziende agricole e rifornisce due zuccherifici, Le Gardel e SRMG (Sucrerie e Rhumerie de Marie Galante). Secondo la prestigiosa AFP, Agenzia France-Presse, il dato che emerge e sicuramente inaspettato agli occhi degli amanti del rhum agricole dell’isola a forma di farfalla è che solo il 10% del totale della canna raccolta è dedicato alla produzione del distillato. Il rimanente per così dire 90% viene elaborato dalle sucrerie e quindi oltre lo zucchero anche una interessante produzione di melassa sull’isola dipartimento d’oltremare francese. Ma non è tutto oro (bianco) quel che luccica infatti questa industria che muove e sostiene una grande parte dell’economia del paese ha vari problemi e ingranaggi che spesso devono essere per così dire oliati dall’intervento della madre patria e da finanziamenti comunitari.
Il raccolto 2023 non è filato via liscio…
Lo zucchero di canna è stato storicamente un pilastro dell’economia locale dalla colonizzazione del XVII secolo sino all’avvento dello zucchero di barbabietola nel XIX secolo, quando il prodotto ha dovuto affrontare una concorrenza ancora maggiore sui mercati mondiali. Il turismo nell’ultimo seclo ha visto la sua esplosione e le risorse ed attività marittime con i suoi oltre 600km quadrati di costa sono in espansione, ma la canna da zucchero resiste!.
All’inizio dell’aprile scorso nel pieno della campagna di raccolto Wilhem Monrose, portavoce di un collettivo di coltivatori di canna del Nord Grande-Terre, ha organizzato uno sciopero sostenendo di aver ‘rinunciato quest’anno a tagliare la canna per non perdere soldi‘, visto che il prezzo di vendita per tonnellata non tiene conto dell’aumento dei costi di produzione dovuto in particolare al contesto geopolitico globale. Dopo alcuni giorni di blocco grazie all’intervento statale il raccolto è ripartito fissando un prezzo base garantito.
Quest’anno il prezzo è fissato a un massimo di 113 euro per tonnellata, rispetto agli 84 euro dell’anno precedente. Prezzo ancora lontano dalla stima fatta dai produttori in 150 euro a tonnellata. Quindi rispetto all’anno precedente quasi il doppio dell’importo, aumenta tutto lo sappiamo, ovvia sarà una ripercussione anche sul prezzo del rhum bianco che si venderà soprattutto sull’isola.
Qualche numero sulla produzione
La sucreire Gardel di Le Moule, a nord-est di Grande-Terre, ha stabilizzato la produzione degli ultimi anni tra 45.000 e 50.000 tonnellate di zucchero, secondo Nicolas Philippot, direttore di questo sito industriale creato alla fine del XIX secolo. Philippot rivela un altro dato interessante all’AFP, precisando che la campagna 2023 darà origine a quasi il 60% di zuccheri speciali destinati al consumo diretto che nonostante il prezzo più alto, cioè da 700 a 800 euro la tonnellata contro 400 per la tonnellata sfusa destinata alla raffinazione, non rendono questa industria redditizia, perchè troppo vincolata dai prezzi mondiali dello zucchero.
Il sostegno diretto dello Stato e dell’Europa ammonta annualmente a 55,6 milioni di euro, di cui 27 milioni per i coltivatori e 28,6 milioni per i produttori. Seppur non sembra un settore di questi tempi redditizio di sicuro la canna da zucchero ha un attaccamento con la tradizione e il sostentamento della popolazione molto forte occupando circa 12500 ettari, ovvero il 40% della superficie agricola utile della Guadalupa.
Per chiudere con i numeri a la sucrerie Gardel si aggiungono circa 5000 tonnellate di zucchero provenienti dallo stabilimento dell’isola di Marie-Galante chiamata localmente Izin Grantans di cui potete leggere un delizioso approfondimento scritto da Anna Ostrovskyj su Whisky Club Italia. Per avere un’idea rispetto agli altri zuccherifici dei dipartimenti d’oltremare francesi (DOM), la Martinica (Sucreire Galion) produce 1.500 tonnellate e la Reunion con i suoi diversi zuccherifici circa 150.000.
La melassa dove la metto?!
Ricapitolando 9 canne su 10 sono destinate alla produzione di zucchero dati alla mano, quindi un’importante produzione di melassa che ovviamente non si butta!. Piccole produzioni di rhum traditionelle ci sono già (Damoiseau e Bonne Mère), magari un trend futuro sarà quello di aumentarle o vederne crescere di nuove o semplicemente distillerie come Bologne, Longueteau o Reimonenq avviare qualche produzione dedicata nei mesi “morti” dell’agricole. Cosa ne pensate?




Una risposta
Ciao Marco,
articolo molto interessante, una bella finestra sull’aspetto economico-produttivo che può aprire una discussione chilometrica su come viene gestito questo mercato… E su come tutto ciò si ripercuote sui prezzi di vendita del distillato.