Cirt è l’acronimo di Consiglio Interprofessionale del Rhum Tradizionale dei Territori Francesi d’Oltremare. Una delle prove della dedizione e dell’impegno francese nella tutela dei prodotti del DOM a 360 gradi, dalla materia prima al mercato di esportazione.
Il mondo del distillato di canna da zucchero è tanto affascinante quanto sconfinato. Che si sia esperti del settore o pirati alle prime armi, può sempre capitare di avere una sensazione di smarrimento di fronte a bottiglie di cui non sappiamo identificare bene origine o caratteristiche, perché non è sempre immediato comprendere un’etichetta di un prodotto. Un coro unanime ormai si leva da appassionati e professionisti del settore, nella speranza che sempre più vengano riportate in etichetta le informazioni necessarie e corrette in modo che ogni consumatore possa comprendere meglio la bottiglia che si sta godendo o che sta decidendo di acquistare. Con un mercato di bevande alcoliche sempre più standardizzate e diffuse, riveste infatti sempre più importanza il concetto di indicazione geografica (IG) cioè un elemento di protezione, distinzione e valorizzazione delle aree geografiche, della qualità e del know-how locale che facilita l’ingresso nei mercati di esportazione. Lato consumatore, questo garantisce che il prodotto conservi integralmente il proprio valore e le proprie qualità e che sia prodotto secondo le modalità specifiche del luogo di provenienza. Diverse distillerie presenti sul mercato già si sforzano costantemente di sostenere i valori di autenticità e terroir, come ad esempio Demerara Distillers in Guyana, dove sono conservati i più antichi alambicchi in uso, oppure la giamaicana Appleton Estate che distilla dal 1749 nella Nassau Valley ed è una delle più antiche distillerie esistenti ancora in attività. Va da sé come la tutela dell’origine del prodotto e la sua valorizzazione territoriale vadano a braccetto con la cura dell’aspetto informativo verso il cliente finale.
Rum e Legislazioni: quasi amici
Possiamo dire che arriviamo storicamente da un luogo comune secondo cui il distillato di canna sia poco regolamentato. Anche grazie alla globalizzazione abbiamo però assistito a una rinascita del rum che ha portato il mercato verso una necessaria regolamentazione in una società dove le informazioni e le tendenze viaggiano alla velocità della luce. Iniziamo a mettere dei punti fermi: nelle normative attuali il rum è considerato esclusivamente il prodotto della fermentazione alcolica e successiva distillazione di materie prime derivanti dalla canna da zucchero, cioè succo, melassa, sciroppo, zucchero muscovado o altri derivati, indipendentemente dal luogo di produzione. Ma il legame viscerale dei distillati di canna con il luogo di origine, la terra, la cultura da cui derivano, la popolazione per la quale sono stati creati, ci fa capire che è opportuno dare loro un’identità territoriale, partendo proprio dalle loro radici. Una forte connotazione territoriale viene data quindi dalle leggi che si applicano alla sua produzione e che potranno variare a seconda della terra d’origine. Altre variabili a livello normativo possono essere la materia prima utilizzata, la tipologia di fermentazione o di distillazione, fino alle classificazioni di affinamento in botte. Nella normativa della Comunità Europea si prevede che la distillazione avvenga al di sotto dei 96% abv e che il prodotto venga imbottigliato a partire da 37,5% abv mantenendo le caratteristiche aromatiche legate al distillato; in terra americana, invece, la norma prevede una distillazione a meno di 95% abv e l’imbottigliamento a partire da 40% abv. In Europa inoltre si vieta l’infusione di sostanze estranee (aromatizzanti) ed è permesso un massimo di 20g/l di prodotti edulcoranti espressi in zuccheri invertiti, oltre alla possibile aggiunta di solo caramello per adattarne il colore se necessario. L’affinamento dichiarato in etichetta deve essere quello relativo al rum più giovane nella miscela e deve riguardare il tempo effettivo di riposo in botte, escludendo quindi i prodotti ottenuti per infusione di trucioli. Tanto per comprendere la differenza di approccio normativo a seconda del territorio di origine, basta pensare al Brasile dove invece lo stoccaggio con chips di legno per la cachaça è non solo concesso, ma anche ben regolamentato (leggi articolo sulle chips e la cahaça).
Un rum destinato alla vendita in Europa dovrà quindi rispettare determinati requisiti per essere a norma di legge. Alcuni esempi di IG che possiamo trovare già da tempo nelle etichette sono ad esempio Jamaica Rum, Demerara Rum (Guyana), Rhum de la Guadeloupe, Rhum de la Reunion, Rhum de la Guyane (Guyana francese), Ron de Granada, Rum da Madeira. Molti altri paesi produttori, come il Guatemala e il Venezuela, hanno adottato un disciplinare per la produzione dei loro Rum, che sono tutelati rispettivamente da una denominazione di origine protetta (DOP) e da una denominazione di origine controllata (DOC). La West Indies Rum and Spirits Producers’ Association Inc. (WIRSPA) rappresenta invece le associazioni dei produttori di rum di tutti i paesi appartenenti al CARIFORUM tramite il marchio ACR (Authentic Caribbean Rum) come simbolo tangibile di autenticità, provenienza e qualità del rum caraibico. A Cuba troviamo una classificazione interna dei rum che deve essere riportata in etichetta, mentre esistono altri disciplinari in Colombia, Messico, Argentina, o accordi tra produttori come a Mauritius. Esempio lampante di valorizzazione di un prodotto con origine certificata è la Cachaça. Il distillato da puro succo di canna brasiliano è regolamentato da un Decreto Legge del governo e testimonia la volontà e l’accuratezza brasiliana nella protezione del proprio prodotto. Se in Brasile hanno saputo proteggere molto bene il prodotto autoctono, i nostri cugini francesi non sono da meno. Anzi, possiamo dire che le Antille francesi e più in generale Dipartimenti francesi d’Oltremare (DOM) rappresentano l’emblema della tutela e della certificazione d’origine del rhum del territorio.
Il rhum tradizionale del DOM, i domini d’oltremare
Alcune stati europei possono avere anche norme aggiuntive rispetto alla normativa comunitaria, dovendo chiaramente rispettare quest’ultima in toto. Ѐ il caso del rhum tradizionale dei Dipartimenti d’Oltremare francesi (DOM): viene definito tradizionale o tradicional se il rhum in questione viene prodotto mediante distillazione a meno di 90% abv dopo la fermentazione alcolica di prodotti provenienti esclusivamente dal luogo di produzione e con un contenuto di sostanze volatili pari o superiore a 225g/hl di alcol a 100% abv e non deve essere annacquato; viene definito Agricolo quando il rhum in questione è tradizionale ed è stato prodotto esclusivamente mediante fermentazione alcolica e distillazione del succo di canna da zucchero.
In generale i rhum tradizionali del DOM possono essere ottenuti quindi da puro succo di canna (rhum agricoli), dalla melassa (sottoprodotto della lavorazione dello zucchero) e dagli sciroppi e devono avere un titolo alcolometrico pari o superiore al 40% abv al momento dell’immissione sul mercato. L’attuale normativa Europea comprende la protezione di origine per la dicitura Rhum Agricole e il termine “agricolo” può essere utilizzato solo per le indicazioni geografiche di un dipartimento francese d’oltremare o della regione autonoma di Madeira. Tale protezione d’origine non è però riconosciuta attualmente in tutto il mondo, ad esempio negli Stati Uniti è possibile trovare la dicitura “agricole” in etichetta anche per prodotti ottenuti da materie prime derivanti dalla canna da zucchero ma diverse dal puro succo fresco. Tra i Rhum Agricole delle terre del DOM abbiamo i Rhum Agricole della Martinica, unica regione al mondo a beneficiare dal 1996 di una Appellation d’Origine Contrôlée (AOC) Martinique denominata Rhum de la Martinique. Mentre l’IG richiede un solo criterio attribuibile all’origine geografica, ad esempio una qualità, un carattere particolare del distillato o semplicemente la sua popolarità, l’AOC invece risponde a regole più severe e restrittive, comportando un forte legame qualitativo tra il distillato e il suo luogo di produzione. Le caratteristiche di un rhum AOC devono infatti derivare esclusivamente dal suo territorio di denominazione, rendendo così obbligatorio l’utilizzo di varietà locali di canna da zucchero. I rhum tradizionali del DOM beneficiano tutti di un marchio di qualità IG o AOC e a livello europeo sono registrate sei indicazioni geografiche (IG) e una denominazione di origine controllata (AOC):
- Rhum della Martinica (AOC)
- Rhum da zuccherificio della Baia di Galion (IG)
- Rhum della Guadalupa (IG)
- Rhum de la Reunion (IG)
- Rhum della Guyana (IG)
- Rhum delle Antille francesi (IG)
- Rhum dei dipartimenti francesi d’oltremare (IG)
Nel territorio del DOM è quindi essenziale una gestione accurata della regolamentazione a tutela del consumatore finale ma anche di ogni singolo partecipante alla filiera produttiva del prodotto autoctono. Probabilmente in pochi sono a conoscenza che esiste un organismo preposto proprio a questo, il CIRT DOM, magari poco blasonato ma molto importante per la protezione dei rhum tradizionali del DOM.

CIRT DOM – Cos’è?
Conseil Interprofessionnel du Rhum Traditionnel des DOM, Consiglio Interprofessionale del Rhum tradizionale dei territori francesi d’oltremare, è un’associazione interprofessionale con sede centrale a Parigi, che riunisce tutti gli operatori del settore canna-zucchero-rhum (piantatori di canna da zucchero, distillatori e commercianti francesi di rhum) dei dipartimenti francesi d’oltremare: Martinica, Guadalupa (e Marie Galante), Guyana, Réunion. Creato nel 1995, la mission del Consiglio è proteggere tutti gli attori della filiera produttiva nei confronti delle autorità francesi ed europee, promuovere i simboli di qualità e organizzare il mercato del rhum tradizionale dei territori d’oltremare. Il CIRT è costituito dai quattro collegi dipartimentali di Guadalupa, Martinica, Guyana, La Réunion composti da undici organizzazioni professionali che rappresentano tutte le componenti della filiera, dalla coltivazione della canna a commercianti e importatori.




CIRT DOM – Cosa fa? – Focus, Governance, Funzionamento
Il Consiglio rappresenta tutte le parti in gioco nel processo produttivo e difende i loro interessi davanti
alle autorità francesi ed europee, con la possibilità di agire per tutelare e promuovere i simboli di qualità (Denomination d’Origine Contrôlée e IG) di cui beneficiano i rhum tradizionali dei territori d’oltremare. Nell’ottica di arrivare a un mercato che possa offrire all’utente finale informazioni sempre più chiare e intuitive, uno degli obiettivi del CIRT è proprio quello di aumentare conoscenza e trasparenza della produzione e del commercio attraverso la pubblicazione di dati relativi ai costi di produzione e ai prezzi. Collaborando con la Direzione generale delle dogane, può monitorare le esportazioni di rhum tradizionali dal DOM, certificando le produzioni con Certificati di qualità e origine digitali. Ma non è finita, il CIRT è presente anche sul lato commerciale con la possibilità di suggerire alle autorità pubbliche le disposizioni relative all’organizzazione del mercato del rhum tradizionale del DOM e alla sua commercializzazione. Le undici organizzazioni professionali aderenti al CIRT rappresentano tutti gli step del distillato di canna del DOM, dai coltivatori della canna da zucchero ai produttori di melassa, dalle distillerie alla parte commerciale del prodotto finito:
- Sica Canne-Union
- Coderum Martinique
- Coderum Guadeloupe
- Sindacato per la difesa dell’AOC “Rhum Agricole de la Martinique”
- Sindacato dei coltivatori di canna per la produzione di “Rhum Agricole de la Guadeloupe”
- Sindacato dei produttori di Rhum (Rhumiers) della Guadalupa (SRIG)
- Assocanne
- Sindacato dei produttori di zucchero de la Réunion
- Sindacato dei produttori di Rhum de la Réunion (SPRR)
- Sindacato dei produttori di Rhum e suoi derivati della Guyana
- Sindacato degli importatori-commercianti di Rhum tradizionale dei territori del DOM
Per avere un’idea di che tipo di organizzazione stiamo parlando, pensiamo che il CIRT è dotato di un’ Assemblea Generale composta da 27 membri designati dalle stesse organizzazioni professionali con tanto di Consiglio di Amministrazione e Presidente.
Numeri…nel rispetto dell’ambiente
Il CIRT supporta gli attori del settore canna-zucchero-rhum nell’impegno a favore dello sviluppo sostenibile, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo delle energie rinnovabili. I prodotti di scarto del processo produttivo come schiume, fecce, ceneri, oppure la bagassa, vengono riutilizzati come fertilizzanti e come fonti alternative per l’orticoltura o la produzione di biogas per il fabbisogno energetico e termico delle distillerie. Per renderci conto dell’efficienza di questo tipo di processi, con una tonnellata di canna vengono raccolti 300kg di bagassa i quali possono produrre fino a 130kwh. Grazie anche al CIRT, in tutti i territori del DOM da circa 10 anni è in atto questa transizione energetica in cui tutta la filiera produttiva coopera in modo incrociato allo scopo di preservare l’ambiente locale. Questa gestione permette di generare nella filiera canna-zucchero-rhum ben 14.000 posti di lavoro diretti e indiretti. La portata di questo processo di rinnovamento non è banale e deve essere gestita anche nel pieno rispetto dell’origine e della qualità del prodotto. Pensiamo che nel DOM sono presenti 6400 fattorie in cui si coltiva la canna da zucchero e il raccolto annuale si aggira sui 2,3 milioni di tonnellate destinate sia alla produzione di zucchero che di rhum tradizionale. Le 24 distillerie fumanti distribuite nei quattro dipartimenti d’oltremare (Martinica, Guadalupa, Guyana, Réunion) producono 270mila ettolitri di rhum tradizionale del DOM (intesi come hl di alcol puro). Nel 2021 in Francia, su 48 milioni di litri di rum consumati, 33 milioni di litri erano di rhum tradizionale del DOM. I migliori estimatori e importatori europei del rhum del DOM siamo proprio noi italiani con 21M di litri, seguiti da Paesi Bassi (20M) e Spagna (15M).
Una delle attività essenziali del CIRT è quella di fornire dei dati statistici e dare indicazioni alle autorità sui costi di produzione e quindi anche sui prezzi nel mercato a sostegno della legge francese denominata EGALIM che ha l’obiettivo di garantire una migliore ripartizione del valore creato dalle filiere agricole e agroalimentari tra tutti i componenti della catena produttiva. Di fatto vengono estrapolati e resi pubblici dei veri e propri indicatori che riguardano il prezzo della canna da zucchero, il costo del lavoro, il prezzo del capitale e gli altri costi implicati nella filiera. In base all’evoluzione di questi indici si è notato un forte incremento dei costi soprattutto negli anni della pandemia, con un aumento del 28% tra il 2017 e il 2022. Queste indicazioni possono essere pertanto un faro guida per quella che è una corretta ripartizione dei valori nell’ambito del processo produttivo del DOM.
Ecco quindi che il rum non è un corsaro senza leggi, perché esistono diverse normative e disciplinari attivi, alcuni dei quali molto restrittivi. Aldilà di AOC, DOC e altre tipologie riconosciute in un determinato territorio giuridico, sicuramente rimane ancora un certo numero di denominazioni identificative ereditate da contesti socio-culturali che hanno un senso in determinati mercati, ma non necessariamente in una classificazione ufficiale. Proprio grazie alla loro forza evocativa e alle origini storiche, i distillati di canna da zucchero hanno evidenziato le diversità tra i popoli che li producono e le loro culture e in un momento di particolare sviluppo del mercato come quello odierno, è quindi opportuno ragionare in termini di regionalità, dando al rum in primis una chiara connotazione territoriale. La presenza di organizzazioni ed enti come il CIRT DOM che tutelano le origini e la sostenibilità produttiva di questi prodotti eccezionali è fondamentale ed è la strada giusta per mettere ordine nel mercato a tutela anche dell’assetato consumatore finale.




