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Racconto di un viaggio tra rum e canna da zucchero siciliana, parte 3/3: Distilleria Giovi (Messina)

Quando si dice che un viaggio sia davvero una scoperta. Questa volta Le Vie del Rum non ci hanno fatto rapire dal fascino caraibico di isole d’oltreoceano, ma ci hanno fatto letteralmente travolgere dalla nostra Sicilia. Teletrasportati nella storia d’Italia e della cannamela incontriamo persone che con la loro passione e il loro coraggio hanno dato nuovamente vita a una tradizione che per secoli è stata la linfa vitale di quest’isola.

Valdina, la famiglia Distilleria Giovi!

Nonostante la bella serata goliardica, dopo la visita alla Distilleria Alma, il terzo giorno non ci svegliamo troppo tardi perché siamo diretti verso la provincia di Messina. La giornata è bellissima e l’aria della costa è frizzantina, risaliamo l’isola lungo la costa est e ci troviamo spettatori della maestosità dell’Etna mentre raggiungiamo il territorio del golfo di Milazzo, più precisamente Fondachello Valdina dove si trova la nostra destinazione, la Distilleria Giovi. Ad accoglierci troviamo Giovanni e Giuseppe La Fauci, padre e figlio che instancabilmente e con una passione infinita gestiscono la distilleria. Veniamo letteralmente travolti dall’energia di Giovanni che senza perdere un secondo ci racconta della storia di Giovi, che è anche un po’ la sua di storia. Una vocazione per la distillazione nata quando era ragazzo osservando il nonno Alfredo e giocando al “Piccolo Chimico” ricevuto in regalo, che lo porta a essere curioso, desideroso di capire i processi di distillazione delle vinacce e a ottenere la sua prima grappa all’età di 14 anni. Da lì non si ferma più: inizia con 48kg di mele e un’attrezzatura sperimentale da lui stesso costruita e che attualmente conserva ancora in distilleria quasi come una sorta di “punto di origine” a testimonianza di una passione e creatività fuori dal comune. Un motore a propulsione che in quel momento gli fa capire quale sarà il suo futuro e che lo porta a prendere il treno fino alla provincia di Vicenza per acquistare il suo primo alambicco, che porta subito a casa a mano e non con poche difficoltà dato che a malapena riesce a farlo entrare in carrozza.

DISTILLERIA GIOVI CALDAIA A LEGNA

Ed è così che nel 1987 a Valdina il mastro distillatore Giovanni La Fauci dà vita a un sogno che prende il nome di Distilleria Giovi. Un’azienda che nel corso degli anni si è evoluta con il mercato pur rimanendo a conduzione familiare. Conosciuta in tutta Italia, e non solo, per le sue grappe e acquaviti di frutta e cereali, Giovi ha dato vita a una piccola produzione di vino rosso e bianco alle pendici dell’Etna a 700mt s.l.m. grazie ai vigneti in maggioranza di Nerello Mascalese, i cui vini riposano in botti di legno pregiato nella Casa Caldarera di famiglia. Oltre a questo, negli ultimi anni grazie all’impegno e alla passione di Giuseppe La Fauci, attuale mastro distillatore che segue in modo brillante le orme del padre Giovanni, la distilleria ha iniziato a produrre una sua Vodka realizzata interamente con grani siciliani e un suo London Dry Gin partendo da una infusione di 13 botaniche e una successiva doppia distillazione, premiato con la medaglia d’argento alla Tokyo Whisky & Spirits Competition 2023. È soltanto uno dei premi ricevuti da Giovi, che attualmente distilla più di 60mila bottiglie l’anno con la produzione di grappe, distillati e amari anche in conto terzi, tra cui anche Avola Rum di Corrado.

Visitiamo la distilleria dove i pot-still alimentati da fuoco a legna ci riportano davvero indietro nel tempo in un’atmosfera surreale, mentre Giovanni ci racconta la sua visione della distillazione, una sorta di rapporto mistico tra l’essere umano, il fermentato e l’apparecchio di distillazione che si perfeziona in un equilibrio che “lo devi sentire” e ci rapisce letteralmente con le sue parole e la sua passione. Dall’unione della sua mente con quella di Giuseppe e un trappeto di canna da zucchero, che loro stessi hanno deciso di coltivare in Località Mezzana (ME) a 200mt s.l.m., prende vita anche Giovi Rum da puro succo di canna siciliana. Beh, vuoi non assaggiarlo?! Ed ecco una tavolata nel bel mezzo della distilleria per goderci l’ospitalità di Giovanni e Giuseppe che ci fanno sentire a casa come in una grigliata tra amici. Assaggiamo i prodotti della distilleria tra cui diverse novità, come il distillato di pale di fico d’India fermentate, altra perla unica di Giovi e saggio connubio tra il riconoscimento delle tradizioni siciliane e le idee innovative delle distilleria. Arriva anche Giovi Rum in due bottiglie che definiamo “sperimentali”, una versione bianca a 49% abv e una versione affinata in botte a 46% abv.

DILSTILLERIA GIOVI RUM

Praticamente sulla punta nord-est dell’isola, la coltivazione da poco meno di un ettaro ospita canna
cristallina e canna viola con il primo impianto nel 2021, ora tra la terza e la quarta riscrescita a seconda della varietà. La canna viene raccolta tra luglio e novembre anche a seconda del clima e il succo si ottiene con un singolo passaggio di spremitura. Il succo non viene diluito e la fermentazione con lieviti enologici dura circa 10gg nei tank all’interno del magazzino della distilleria. Come per tutti i prodotti Giovi, la distillazione viene fatta sottovuoto con pot-still alimentati da fuoco a legna e ad oggi vengono miscelati diversi piccoli lotti di distillazione che vengono prodotti durante l’anno per creare un equilibrio tra sostanza e finezza. Quello che assaggiamo è attualmente composto da un blend di diverse vendemmie dal 2021 in poi e prodotto come primo batch nel 2023; come per gli altri rum siciliani da puro succo anche qui non ci sono aggiunte di sostanze edulcoranti e la diluizione viene fatta soltanto con acqua demineralizzata ad osmosi. È la volta della versione affinata in botte: imbottigliata a 46% abv riposa per 2 anni in botti di rovere francese da 100lt che hanno precedentemente contenuto del vino bianco. Anche qui, nonostante sia un prodotto ancora in fase di definizione, notiamo subito che questo rum 100% da puro succo di canna da zucchero siciliana esprime molto bene la sapienza distillatoria di Giovi.

DISTILLERIA GIOVI GIOVANNI GIUSEPPE LA FAUCI

Compiaciuti dell’ottimo futuro previsto per Giovi Rum, tra una chiacchiera e l’altra il tempo passa
velocissimo con la compagnia di Giovanni e Giuseppe. Arriva il momento di lasciare anche la distilleria Giovi, una realtà ormai famosa in Italia e conosciuta anche all’estero non solo grazie ai due mastri, ma anche grazie ai ruoli essenziali della moglie Mariella e il fratello maggiore Rocco, componenti essenziali di questa squadra che assieme ha dovuto affrontare molte sfide e che sta scrivendo un nuovo capitolo importantissimo nella storia della distillazione siciliana, incarnando l’anima e la passione della loro terra. Partiamo in direzione Mazzarò – Taormina, perché è li che passeremo la serata, che ne dite?

Puro succo italiano o francese?

Dopo una stupenda serata a Taormina l’indomani ci risvegliamo nel completo relax fronte-mare. La ciurma ha ancora del tempo per stare assieme, un po’ malinconici perché il viaggio volge al termine,
ma carichi per tutto ciò che abbiamo potuto conoscere durante questa esperienza. Abbiamo visto che il rum italiano è più vivo che mai e sta trovando nella produzione siciliana un punto di origine importantissimo anche per il suo valore storico. Un processo produttivo in cui la parola “artigianale” trova la sua collocazione migliore. Per avere un’idea di paragone che ci fa comprendere l’artigianalità del prodotto siciliano e il modo di concepire il rum in Sicilia, se pensiamo alla fermentazione siciliana parliamo sempre di un vino fermentato di canna tra 9% abv e 11% abv. Lo standard reale del DOM francese (Martinica, Guadalupa, Marie Galante) è di un vino fermentato di 3,5-4,5% abv in quanto solitamente le fermentazioni sono più corte perchè molto più spinte dai lieviti dovendo produrre volumi in tempi ridotti. La differenza non è solo questa, ma la troviamo anche in un concetto di minore quantità di alcool generata, minore tempo di trasformazione e quindi una gamma aromatica creata e indirizzata in tutt’altro modo. I mark di rum siciliani sono sì rum da puro succo, ma con una loro stretta identità e una paletta organolettica differente dai rum da puro succo francesi. Inoltre nelle terre caraibiche francesi nella maggior parte dei casi viene utilizzata la colonna creola in distillazione (anche se vediamo negli ultimi anni un trend in crescita dei pot still): inserendo un vino a 3,5% abv in un alambicco le cose si
complicherebbero, perché minore è il livello alcolico del vino in entrata e maggiore è la difficoltà nel fare i tagli di distillazione con questo metodo basato sul tempo. Mentre le colonne hanno un tipo di rettifica completamente diverso, basata sullo spazio, che permette livelli di separazione più ampi: con questo metodo è quindi possibile partire da un vino fermentato con grado alcolico più basso.

DISTILLERIA GIOVI CANNA ZUCCHERO

Ecco quindi che la Sicilia si fa portavoce di un rum italiano che ha un suo modo di essere, chiamatelo terroir o identità geografica, che lo rende unico. Una nuova era che sta sbocciando con prodotti che tra loro hanno sfumature ben diverse, come lo sono state le realtà che abbiamo incrociato in questo Rum Travel 2025, ognuna con una sua dimensione e una sua storia, ma tutte accumunate da persone alimentate dalla stessa passione e che non si scordano facilmente. E va detto che momenti eccezionali di condivisione e divertimento dei pirati e i luoghi visitati contribuiscono a fissare queste esperienze nella mente e nel cuore.. Ma chi ve lu dicu a fari!? E se volete partecipare alla prossima indimenticabile avventura lungo le vie del Rum, issate le vele!

LEVIEDELRUM SICILIA RUM TRAVEL 2025
LEVIEDELRUM SICILIA RUM TRAVEL 2025

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